CORRISPONZE BRASILIANE
PER AMICI ITALIANI - 05/09
14 Maggio 2009
Domenica 10
ho celebrato la S.Messa per i ragazzi e le ragazze del Centro
Giovanile. Sono migliorato nel portoghese, ma la predica é
stata in traduzione simultanea. Mi auguro che non solo la
doppia voce ma anche i due cuori e le due fedi riunite abbiano
seminato e fecondato bene in tutti quei cuoricini. Alla fine
un maritozzo e una bibita offerta da Pietro Rosica. Tutti
hanno fatto la fila e tutti hanno gustato.
Oggi é
anche la festa della mamma. Certo anche qui si vivono storie
belle di mamme, anche se a me nessuno le ha raccontate. Ma
in chiesa c’erano mamme sposate a undici anni, c’erano
madri di quattordici anni con i figli in carrozzella o in
braccio. Ho pregato tanto, perchè ho tanto sofferto
e meditato. Ho pregato per il futuro di quei piccoli e per
la vita di quelle madri. Quanto ancora bisogna fare perchè
la sessualità e la maternità assumano un volto
più umano e siano una conquista e una missione?
Armando travagliato
da mille problemi, corroso da mille preoccupazioni non conosce
frontiere. Sono stato colpito che uno chavante da Sangradouro
abbia fatto un viaggio di oltre un giorno per venire a consigliarsi
con il suo mestre Armando. Non credevo ai miei occhi, se non
avessi cenato con questo indio padre di 38 anni.
Io non conosco
le ragioni del suo viaggio ma sono stato ferito nel sapere
che dopo i Bororos ora anche i Chavantes si distruggano con
l’alcool. I salesiani si rendono conto della missione
che hanno? Hanno fatto tanto per salvarli. Si, è vero
che li devono emancipare ma non li devono abbandonare a se
stessi. Cerchiamo nuove frontiere: ma quali sono?
Davvero la violenza
che si respira poi la si esprime anche; è vero che
quello che vivi oggi in qualche modo lo vivrai anche domani.
Ma qui a volte non c'è misura sia nel salvarti dalle
manifestazioni dell'affetto, sia dalle aggressioni della violenza.
Vedere bambini che prendono a sassate salesiani ed educatori
mi ha fatto soffrire molto e interrogarmi tanto. Si rischia
sempre.
Riusciremo a
strappare le radici profonde della violenza, visto che la
scuola della violenza continua imperterrita la sua strada?
Ma qui non c'è tempo per perderci in tante considerazioni.
Rischieresti solo di spegnere il tuo entusiasmo e la tua voglia
di fare.
In questi giorni
ho toccato con mano che non sono le fatiche fisiche, che pure
sono tante, a fiaccare Armando, quanto i problemi che si presentano
in ogni istante, le preoccupazioni di ogni tipo che lo assillano
giorno e notte, le incertezze che si rincorrono come le onde
del Paranà. Non c'è un attimo di respiro. Spero
di rasserenarlo un pò scambiandoci pensieri, stati
d'animo, pene di vario genere. Mal comune, mezzo gaudio.
Anche qui mi
chiedo quotidianamente perchè i salesiani non investano
in persone qualificate ed anche in soldi. Cosa siginificano
per loro il Centro Giovanile e la scuola? Quale consistenza
e quale futuro vogliono riservare a questa opera indispensabile?
Mi dicono che i salesiani sono pochi e molti non vogliono
venire a lavorare qui, specie i giovani confratelli.
E allora? Quale
futuro? Cosa deve fare Armando? Cosa devono progettare i gruppi
italiani "Amici Armando"? Spero che i superiori
non abbiano scelto la eutanasia. O non vogliano rimandare
la soluzione al dopo Armando. Ma ormai siamo tutti alla resa
dei conti. Ce ne siamo accorti tutti? Spero fermamente di
si!
Un affettuoso
abbraccio a tutti.
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